Accessi al Pronto Soccorso in Veneto Orientale: l'analisi del presidente Leoni

Su La Nuova Venezia di oggi, 13.03.2019, un articolo a firma del giornalista Giovanni Cagnassi denuncia un sensibile aumento dei Codici Bianchi agli ospedali di San Donà di Piave e Portogruaro . Il commento del Presidente dell'Ordine Giovanni Leoni, che nella sua carriera ha lavorato proprio in tale sede, e conosce direttamente quella realtà.

Non si va per caso al Pronto Soccorso, si sa che c'è una fila di persone in attesa. Si sa anche che è un Servizio Ospedaliero dedicato all'urgenza - emergenza, a pazienti che stanno male sul serio. Eppure si va lo stesso, deviando dalla strada che porta all'ambulatorio del medico di famiglia. Io ho lavorato circa 2 anni e mezzo in Pronto Soccorso all'Ospedale di San Donà di Piave e a Jesolo tra il 1988 ed il 1991 ma mi ricordo tutto come se fosse ieri. Un periodo della mia vita a cui sono molto affezionato e di cui vado orgoglioso. Certo, i servizi sono molto migliorati da quegli anni, persino la sede logistica è cambiata, ma lo spirito di servizio di chi ha scelto di operare in queste particolari strutture resta lo stesso, con un ammirevole senso di dedizione al prossimo, dall'autista di ambulanze al medico, all'operatore socio assistenziale, all'infermiere. Chi vive in PS vive in una seconda famiglia.

Sarebbe necessaria un'analisi più approfondita sulla base delle richieste che vengono classificate come "Codici Bianchi" per capire quali sono le motivazioni: una diagnosi, un accesso rapido ad esami del sangue o ad una radiografia, lo stato clinico di un anziano che si sta scompensando per l'ennesima volta, la convinzione che comunque se si va in PS si avrà la risposta alla propria richiesta in tempi comunque più veloci rispetto a quelli che passano per il proprio medico di famiglia, non per sfiducia in quest'ultimo, ma proprio per la velocità relativa di tutto il processo. Si paga il ticket al PS per i Codici Bianchi, ed a volte non è una cifra trascurabile, ma si va lo stesso. Non si può aspettare "piuttosto aspetto in sala d'attesa, faccio comunque prima ".

È difficile discriminare quello che è il percepito dall'utente sulla gravità della sua situazione e la realtà dei fatti. Per quello, in ultima analisi, serve una diagnosi medica, che spesso necessita di accertamenti mirati. Ma se si hanno percentuali di accesso superiori alla media come riportato nell'artico qualche riflessione è doverosa sull'organizzazione nella sua globalità come risposta alle necessità della gente che deve partire invariabilmente dalla tipologia delle richieste relative all'area interessata. Bisogna comprendere se è un problema di educazione sanitaria o se vi sono motivazioni fondate alla richiesta in aumento .

Perché il medico di famiglia resta il primo qualificato interlocutore in quanto conosce direttamente la storia e l'evoluzione dei suoi pazienti, il Pronto Soccorso deve essere riservato a chi ne ha realmente, bisogno. Esistono poi anche i Distretti Socio - Sanitari per le Cure Primarie. Sarà il vostro medico, valutate le vostre condizioni, ad inviarvi direttamente con relativa impegnativa urgente se riscontrerà che il vostro stato clinico necessita di questa procedura, o magari risolverà direttamente lui la situazione .

In alternativa nessun Pronto Soccorso reggerà ad un carico di richieste improprie e sarà distolto dalla sua attività naturale, quella per cui è stato costruito e dedicato e chi ci rimetterà saranno quelli che ne hanno realmente bisogno. Dovrebbe funzionare così.

Giovanni Leoni, Presidente OMCeO Provincia di Venezia

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