Certificati di malattia o infortunio: consigli pratici per non sbagliare

“Riferita inalazione da fumo”, “Malessere”, “Vomito abituale”, “Riposo”, “Dolore”: sono solo alcuni esempi – e neanche i più strampalati di una carrellata ben più numerosa – di diagnosi incongrue presenti nei certificati di malattia, illustrate ieri sera, giovedì 22 marzo 2018, durante il primo dei due incontri di aggiornamento dedicati alle certificazioni – il secondo è in programma il 12 aprile prossimo (clicca qui per iscriverti) – organizzati dall’Ordine veneziano dei Medici Chirurghi e Odontoiatri. Diagnosi sicuramente incomplete e che poco raccontano a chi dall’altra parte, all’INPS, le riceve: diagnosi che fanno sorridere, e non poco, i tantissimi medici, soprattutto di famiglia, presenti in sala, ma che sono assolutamente reali.
Una serata, quella di ieri, ben diversa da quelle abituali che si vivono all’Ordine, in cui ben presto le relazioni frontali previste, con gli esperti di medicina legale, dell’INPS e dell’INAIl, hanno lasciato spazio a un fiume di domande arrivate a raffica dalla platea: a farla da padrone esempi pratici, dubbi da chiarire, casi affrontati di recente in cui sono sorte difficoltà.

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E proprio in questa chiarezza e in questa concretezza sperava, organizzando il seminario, Cristina Mazzarolo, medico legale del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 3 Serenissima e, da quest’anno, consigliere dell’OMCeO veneziano. «Cercheremo – aveva detto – di fare poca filosofia: poche idee, ma molto chiare». Concetto ribadito anche ieri sera: «A questi due incontri – ha sottolineato – abbiamo cercato di dare un taglio assolutamente pratico. Trovo offensivo, nei confronti di professionisti che lavorano da tanti anni con competenza, fare la lezioncina scolastica: vogliamo solo richiamare alla mente le criticità che capitano e che magari ci tocca analizzare su mandato dell’autorità giudiziaria. È sempre spiacevole andare a verificare che alcuni requisiti non sono soddisfatti, con tutti i risvolti che ne derivano anche per i colleghi medici».
«La certificazione – ha sottolineato il presidente Giovanni Leoni aprendo la serata – per gli ospedalieri è una cosa relativa, in alcuni reparti poco conosciuta. Il grande incremento, anche per chi lavora in chirurgia come me, c’è stato con l’invio telematico. Purtroppo all’Ordine, in Commissione Albo Medici, ho visto colleghi dalla carriera pluriennale e immacolata cadere perché avevano avuto troppa fiducia nei loro pazienti. Succede di fare certificati di malattia a persone che poi postano su Facebook i selfie da Dubai con tanto di itinerario di viaggio completo o di vedere dipendenti che mezz’ora dopo aver discusso con il datore di lavoro, che poi manda la segnalazione all’Ordine, hanno un certificato di malattia fatto a 100 chilometri di distanza. È nata qui in me l’idea di fare qualcosa sulle certificazioni: queste situazioni, infatti, poi innescano procedure che ci piacerebbe tanto evitare. È giusto, secondo me, dare una bella rinfrescata alle disposizioni di legge, attraverso l’aiuto dei professionisti».

A illustrare la casistica legata ai certificati di malattia è stato Luca Cattozzo, dirigente medico dell’INPS di Vicenza, con il sostegno di Achille Ungaro, direttore dell’INPS di Venezia e di Vicenza. «Lavoriamo – ha detto subito – in strutture mastodontiche in cui manca una cosa: il rapporto diretto con voi». Quindi ha illustrato le novità legate all’invio telematico delle certificazioni e del polo unico malattia per le visite fiscali: è l’INPS ora ad occuparsene, seppur con modalità diverse, sia per i dipendenti privati, come sempre fatto, sia per alcune categorie di dipendenti pubblici, forze armate escluse.
Il dirigente medico dell’ente previdenziale ha poi spiegato la definizione di malattia, a chi spetti e a chi no, cosa spetti e a chi, l’esenzione dalle fasce di reperibilità, come l’accertamento fiscale non debba essere inteso come un atto persecutorio, la possibilità di anticipare la chiusura di malattia. Ma ha anche raccontato come le interfaccia informatiche delle certificazioni siano diverse tra medici e INPS, complicando talvolta il lavoro di entrambi.
«Tenete presente – ha ammonito, infine, Cattozzo prima della sua carrellata di orrori diagnostici – che voi non scrivete il certificato solo per il paziente: ormai i certificati girano. Dobbiamo stare ben attenti a ciò che scriviamo. E non abbiate paura a inserire dati medici e sanitari dei vostri pazienti nei certificati perché all’INPS sono visti e processati solo da medici, non dagli amministrativi».

Durante la serata spazio anche a Giuseppe Resch, dirigente medico dell’INAIL di Venezia, che, tra una domanda e l’altra, ha sottolineato come per l’ente l’infortunio professionale sia chiuso non quando il paziente è guarito ma quando la situazione si è “stabilizzata”. Una palla che poi, eventualmente, passa all’INPS.
Nel suo intervento Resch ha anche spiegato la differenza tra infortunio e malattia professionale, come ci siano dei requisiti formali e sostanziali da rispettare in questo tipo di certificati, e come il più importante sia la corretta trascrizione di un puntuale esame obiettivo. «Scrivere solo lombalgia – ha detto con un esempio – non riporta un esame obiettivo, che è vero fino a querela di falso perché il certificato medico è un atto di fede privilegiato. Medicina legale è l’unico esame che studiate per voi e non per il paziente: se nella cartella clinica non c’è l’anamnesi, è negligenza, una colpa grave».
Il dirigente medico ha poi anche ricordato come dal 2016 tutti i medici siano obbligati per legge a fare i certificati di infortunio, sottolineando l’importanza per ciascun collega di accreditarsi all’INAIL e illustrandone la procedura, cliccando su questo link www.inail.it/cs/internet/docs/richiesta-attribuzione-codice-medico.pdf?section=atti-e-documenti nel portale nella sezione “Servizi online”. Alla richiesta di ulteriori spiegazioni, in particolare sulla sede INAIL a cui inviare la domanda, il dottor Resch ha risposto: «Per interfacciarvi con l’INAIL, il mio tecnico del Centro Elaborazione Dati Gianluigi Marzot (g.marzot@inail.it), consiglia caldamente di usare Internet Explorer 11 perché la piattaforma software su cui è stato sviluppato il programma parte da lì. Inoltre gli “ambulatori INAIL” negli ospedali non sono di personale dell’ente: per tutta la provincia di Venezia la sede di riferimento, quindi, è solo Venezia Terraferma, via della Pila 51, Marghera».

Si è soffermata, infine, proprio sui requisiti formali e sostanziali citati dal dottor Resch e che, se mancanti, inficiano il documento, Cristina Mazzarolo sottolineando anche l’estrema importanza per il medico dell’obbligo di documentazione. Veridicità, chiarezza e completezza vanno sempre tenute presente ricordando «che – ha aggiunto – noi non scriviamo per noi stessi, ma per il paziente, per un collega o un magistrato. Bisogna scrivere in modo chiaro e comprensibile, meglio non usare gli acronimi. Sto ancora cercando di decifrare certe faccine o casette utilizzate...».
La dottoressa Mazzarolo, forte anche della propria esperienza come consulente in processi, ha spiegato poi i casi in cui può essere la guardia medica a emettere certificati di malattia, quanto sia indispensabile identificare un paziente che non si conosce, se serve anche chiedendogli un documento d’identità, e segnalare sulla certificazione solo gli elementi tecnici oggettivi che consentano, anche a distanza di tempo, di far capire a chi la legge la situazione analizzata.
«I reati in cui il medico può incorrere – ha concluso – con un certificato incongruo, anche se stilato in assoluta buona fede, sono truffa ai danni dello stato o concussione. Noi non siamo obbligati a rilasciare qualsiasi tipo di documento: se non abbiamo le competenze tecniche per esprimerci su una data situazione, psichiatrica ad esempio, limitiamoci a dare al paziente indicazioni su colleghi o servizi specialistici che possano dare risposte». Fondamentale, insomma, avere sempre una grande attenzione.

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Provincia di Venezia

Segreteria OMCeO Ve
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