Cinema: un nuovo linguaggio per riflettere su medici e meccaniche

Una cosa simile all’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Venezia davvero non si è mai vista. Formula completamente nuova e tutta da scoprire per il simposio Come il cinema ha anticipato il progresso tecnologico, in programma venerdì 16 giugno nella Sala San Domenico dell’Ospedale civile lagunare, che apre la due giorni di riflessioni sul tema Medicina tra umanesimo e tecnologia.
Un doppio evento che chiude in realtà un ciclo, reso possibile dalla collaborazione tra la Fondazione Ars Medica, braccio operativo dell’Ordine, il dipartimento di Filosofia dell’Università Ca’ Foscari e LAI, Libera Associazione di Idee, cominciato con i mercoledì filosofici e che ha avuto una tappa fondamentale lo scorso 18 marzo con il laboratorio Medicina Meccanica (clicca qui per leggere il resoconto di quell’incontro). Una giornata, quella del simposio, la cui supervisione organizzativa è stata affidata al vicepresidente della Fondazione Gabriele Gasparini e che ha potuto contare sul fondamentale supporto tecnico del videomaker Enrico Arrighi.

A introdurre i lavori, con una relazione dal titolo Medicina e filosofia: un percorso che continua, sarà Maurizio Scassola, vicepresidente della FNOMCeO, già protagonista anche dell’evento primaverile insieme a Ivan Cavicchi e al professor Luigi Vero Tarca, due degli ospiti del convegno in programma il giorno successivo, sabato 17 giugno.
«L’idea di partire dal cinema – spiega Marco Ballico, medico, psicoterapeuta, docente Iusve e membro del Comitato scientifico della Fondazione Ars Medica – è nata perché volevamo proporre qualcosa di diverso dal teatro forum, già presentato in molte occasioni, un’altra forma di linguaggio. Pensavamo, magari, di usare un film, come traccia, come filo conduttore. Poi, invece, confrontandoci e discutendo, abbiamo immaginato di usare spezzoni di film per affrontare tematiche diverse».
Così, grazie anche alla passione per il cinema dei partecipanti, questa, che doveva essere solo una parte del convegno principale, comincia a crescere e a prendere forma autonoma. «Le idee – prosegue il dottor Ballico – sgorgavano spontaneamente. Così il sabato è diventato stretto, non c’era spazio sufficiente: questa cosa aveva assunto una propria dignità tanto da spingerci a organizzare due appuntamenti».
Strada facendo, allora, per dare la giusta cornice professionale all’evento, il gruppo decide di reclutare un regista, qualcuno che abbia l’occhio e le competenze specifiche per guidare la giornata: nello staff organizzativo arriva Alessandro Bordina, ricercatore e docente dell’Università di Udine, con alle spalle un dottorato internazionale in studi audiovisivi (cinema, musica e comunicazione). Sarà proprio lui, spiegando i criteri di scelta delle pellicole proposte, a chiarire come cinema e scienza medica non siano realtà poi così slegate, come la medicina abbia attinto dalle tecnologie audiovisive per espandere le proprie competenze e come il mondo della pellicola sia rimasto affascinato dalle immagini arrivate dalla scienza, facendosi da esse ispirare.

Il pomeriggio proseguirà poi con tre sessioni dedicate a temi specifici, ognuna guidata da un medico e un filosofo: prima la visione dei film scelti, poi il dibattito con i presenti. Si cercherà di capire come la tecnologia abbia influenzato la vita professionale dei camici bianchi e come loro possano rendersi protagonisti, nonostante le macchine, del loro presente e del loro futuro.
Ai tre medici – Roberto Ferigolli, medico di famiglia, Jacopo Favaro, giovane da poco iscritto all’Albo e Marco Ballico – il compito di legare le questioni sollevate dalle pellicole alla vita quotidiana dei professionisti, ai problemi legati alle macchine che ogni giorno in corsia o in ambulatorio ci si ritrova ad affrontare. Alle tre filosofe, invece – Tiziana Mattiazzi, Bruna Marchetti e Chiara Fornasiero, tutte e tre socie LAI – spetterà la riflessione di più ampio respiro, quella che spinge a porsi le domande giuste piuttosto che a dare le risposte.
Un’organizzazione, quella del simposio, durata mesi – passata attraverso la visione di decine di film per selezionare quelli più indicati – e che si è avvalsa anche dell’entusiasmo di una new entry: Jacopo Favaro, 26 anni appena, abilitato lo scorso febbraio, reclutato grazie a un suo intervento nella fase di dibattito al convegno di marzo, a cui aveva partecipato spinto dalla curiosità.
«Mi affascina l’idea – racconta – di unire gli aspetti scientifici a quelli umanistici e filosofici della professione. Anche all’università avevo partecipato a progetti simili, considerati un po’ eccentrici, che univano i due ambienti: non mi aspettavo di affrontarli anche all’Ordine, ma ci speravo. È stata una sorpresa gradita. Su questi temi penso di poter dire qualcosa di mio: nella prima sessione, ad esempio, si parlerà del medico che viene quasi sedotto dalle possibilità che il futuro può offrire. In quella che modererò io, invece, il medico prende confidenza con le tecnologie e le utilizza con protagonismo, affascinando gli altri. Credo che abbiano scelto me proprio perché sono giovane, proiettato al futuro, cresciuto con le nuove tecnologie. Protagonista, insomma, del mio futuro».

Perché, alla fine di tutto, il senso del simposio e dell’intero percorso filosofico legato a medici e macchine è proprio riuscire a capire come si possa governare il cambiamento, senza subire l’invasione tecnologica. Come, al di là dei tanti vincoli che la caratterizzano, tornare a essere protagonisti della propria vita professionale. Questa volta ad aiutare è il cinema e per scoprire che film hanno anticipato il futuro non resta che iscriversi al simposio.

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Provincia di Venezia

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