Tiroide e tumore del cavo orale: serve la diagnosi anticipata

Neoplasie complesse, quelle del cavo orale, «le peggiori in assoluto, quelle in cui a farla da padrona è la chirurgia: neoplasie che colpiscono tutti, uomini, donne, giovani e anziani, che di norma arrivano agli specialisti in fase avanzata di malattia, allo stadio 3 o 4, in cui bisogna lavorare tutti insieme, ospedale e territorio e cominciare il prima possibile».
Lo ha spiegato Roberto Spinato, coordinatore della Rete Integrata ORL/Maxillo Facciale dell’Ulss 3 Serenissima, ieri sera, giovedì 10 maggio, al corso di aggiornamento sulle patologie ORL, da lui organizzato nella sede mestrina dell’Ordine con la preziosa collaborazione di Doriano Politi, direttore dell’Unità Operativa ORL, e di Michele Franzinelli, direttore della Chirurgia Maxillo-Facciale e Odontostomatologia, sempre dell’azienda sanitaria veneziana.
Una complessità sottolineata anche nel suo saluto iniziale dal presidente dell’OMCeO veneziano Giovanni Leoni, che ha approfittato dell’occasione per illustrare ai colleghi l’aggressiva campagna contro le bufale varata dalla FNOMCeO, di cui è vicepresidente, presentata proprio ieri a Roma. «Ringrazio questi chirurghi di fama internazionale – ha detto – per essere qui stasera. La patologia del collo è quella della regione forse più complicata di tutto il corpo umano: le problematiche di chi deve lavorare in quella regione e le possibili implicazioni medico-legali individuano persone che si sono dedicate a fare cose molto difficili. E non sono tante. Questa serata ha anche l’obiettivo di avvicinare la medicina ospedaliera a quella del territorio, dando la possibilità agli specialisti di illustrare ai colleghi le patologie più importanti e le tecniche di cura più innovative, di cui anche i medici di medicina generale devono essere a conoscenza».

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Dopo una breve illustrazione delle attività della Scuola triVeneta delle discipline Otorinolaringoiatriche, il dottor Doriano Politi, avvalendosi di tavole anatomiche disegnate nel 2000 dal dottor Fabio Boruso, ha aperto la serata con alcuni brevi cenni sull’anatomia della tiroide, soffermandosi sulle arterie tiroidee inferiore e superiore, sulle varianti anatomiche, sui linfonodi, sulle paratiroidi e sui nervi, laringeo superiore e inferiore, «quelli – ha sottolineato – che preoccupano sempre il chirurgo».
Subito dopo il professor Spinato ha, invece, illustrato le indicazioni al trattamento chirurgico del paziente per il nodulo tiroideo. «L’incidenza del cancro occulto nella tiroide – ha spiegato – varia nell’adulto tra il 4 e il 35%, ma se facciamo un’ecografia qui tra noi in sala, metà di noi ce l’ha. Per fortuna la stragrande maggioranza dei nodi rilevabili è benigna. Uno studio americano ha osservato, però, che, nonostante il forte aumento dell’incidenza in tutto il mondo, da 18mila casi del 2000 a 48mila nel 2011, non sono affatto aumentati i decessi legati al cancro della tiroide. Questo significa, innanzitutto, che è stata fatta una diagnosi più accorta, con più sensibilità da parte dei medici di medicina generale, e che le neoplasie trovate sono tutte al di sotto dei 2 centimetri, quelle piccole che potrebbero corrispondere ai carcinomi occulti».
Il professore, dopo aver sottolineato ancora come, per fortuna, la stragrande maggioranza dei casi, il 90%, sia di carcinomi papillari o follicolari, ha passato in rassegna – avvalendosi anche di tantissime immagini degli interventi chirurgici del proprio staff – i vari tipi di nodulo e la loro classificazione, spiegando anche il tipo di trattamento più adatto: da quello benigno, dove la chirurgia non serve, a quelli maligni, il TIR3B, con rischio di cancro al 26%, il TIR4, al 60-75%, il TIR5, in cui la chirurgia è fortemente raccomandata.
«Obiettività e palpazione sono fondamentali – ha concluso dopo aver analizzato anche le varie tecniche chirurgiche utilizzate nei singoli casi – il paziente va guardato in faccia, va guardato il collo, va guardato in piedi, seduto e disteso sul lettino. La tiroide è un organo da prendere con le pinze, è vascolarizzato, ha numerose varianti anatomiche che vanno conosciute: bisogna stare molto attenti, il campo operatorio è molto ristretto. L’approccio terapeutico primario è la chirurgia, ma è indispensabile anche l’approccio multidisciplinare: medico di medicina generale, endocrinologo, chirurgo toracico, se necessario, e medico di medicina nucleare concorrono tutti al controllo della malattia e della qualità di vita del paziente».

Tutta dedicata al tumore del cavo orale, invece ,la seconda parte della serata con il dottor Michele Franzinelli che ha inquadrato il fenomeno sottolineando come «colpisca più gli uomini rispetto alle donne, ma come sia in crescita anche per il genere femminile negli ultimi anni, e come i fattori di rischio principali siano l’acol, il tabacco, l’HPV, le radiazioni, il deficit di ferro e la suscettibilità genetica».
Ben 12mila le prestazioni ambulatoriali erogate all’anno dal suo servizio. «Di queste – ha aggiunto – 2.500 sono prime visite odontoiatriche richieste dai medici di base, di cui il 12% è stato poi sottoposto a biopsia. Un decreto regionale pubblicato ad agosto, però, ha modificato la branca 35, con alcune prestazioni non più erogabili, creando problemi alle richieste del nostro servizio» e ha promesso ai partecipanti una tabella esplicativa per chiarire chi può o non può accedere a queste prestazioni.
Al dottor Politi, invece, il compito di illustrare, ancora con immagini reali, gli obiettivi della chirurgia, di quella trans-orale, di quella open con o senza ricostruzione, di quella ricostruttiva attraverso l’uso dei lembi.
La parola è, infine, tornata al professor Spinato per illustrare l’epidemiologia del fenomeno. «Le neoplasie delle vie aeree superiori – ha detto – sono il 20% dei tumori a livello mondiale, in Italia 13-14mila nuovi casi all’anno, 8mila del cavo orale e orofaringe, 6mila della laringe. Ma se l’incidenza media italiana è di 16 su 100mila abitanti, nel Triveneto sale a 40. Il 60-70% arriva in fase avanzata con sopravvivenza inferiore al 50%: è, dunque, indispensabile vedere i pazienti in fase iniziale, quando la sopravvivenza è del 90%. L’approccio alla patologia è facile, basta guardare il cavo orale, ma la diagnosi avviene in fase troppo avanzata».
Il coordinatore della rete ORL/Maxillo-Facciale ha poi analizzato i vari passaggi della terapia: l’accertamento istologico, la stadiazione, la chirurgia e le sue vie d’accesso, l’utilizzo dei lembi e portato, con l’aiuto di tante fotografie, tanti esempi pratici di casi clinici affrontati.
«Non sappiamo – ha concluso – come agisce questo tumore. In stadio avanzato, nonostante i progressi dei trattamenti combinati, la sopravvivenza non è aumentata. Oltre alla prevenzione, importantissima, sono fondamentali anche la ricerca biomedica, la didattica, la multidisciplinarietà e l’integrazione terapeutica. Ma è importante soprattutto la centralità del malato: il malato non è un numero, i pazienti sono diversi uno dall’altro e bisogna far loro una terapia personalizzata».

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Provincia di Venezia

Segreteria OMCeO Ve
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