Tra umanesimo e tecnologia: per medici e dentisti una sfida da vincere

Il medico e il dentista potranno davvero in un futuro neanche troppo lontano essere sostituiti dalle macchine? La scienza medica potrà davvero fare a meno dell’apporto personale del medico e dell’odontoiatra? Anche se la risposta istintiva e spontanea a queste domande è no, la deriva che anche in questo settore sta prendendo lo sviluppo tecnologico fa sorgere più di qualche dubbio nei professionisti sanitari.
Per accendere l’attenzione su questi temi, ragionare insieme e trovare strade condivise per affrontare il cambiamento, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri delle Provincia di Venezia ha organizzato nella sala San Domenico dell’Ospedale civile lagunare due giornate di studio e riflessione, venerdì 16 e sabato 17 giugno, racchiuse sotto il titolo Medicina tra umanesimo e tecnologia.
Tutta particolare la giornata del venerdì, che sarà dedicata all’analisi di alcune tematiche specifiche – come, ad esempio, il medico può diventare protagonista del proprio futuro – a partire dalla visione di alcuni film che hanno anticipato il progresso tecnologico (clicca qui per leggere una presentazione ampia dell’evento).
Il convegno scientifico vero e proprio si svolgerà, invece, il sabato alla presenza di tanti ospiti illustri: dal professor Luigi Vero Tarca a Ivan Cavicchi, che fin dall’inizio hanno accompagnato l’Ordine in questo lungo percorso, a Umberto Galimberti e Patrizia Marti, docente e responsabile all’Università di Siena di uno straordinario laboratorio di innovazione, di cui una parte è dedicata proprio alla tecnologia applicata alla medicina, dai robot che stimolano i pazienti dementi ai modelli di TAC stampati in 3D.

«Questo convegno – spiega Ornella Mancin, membro del direttivo dell’OMCeO veneziano e presidente della Fondazione Ars Medica, suo braccio operativo e culturale – è frutto di una riflessione che dura ormai da un anno all’interno dell’Ordine, sostenuta dal presidente Giovanni Leoni e dalla Federazione nazionale degli Ordini (FNOMCeO), grazie al vicepresidente Maurizio Scassola che interverrà al simposio del venerdì e del segretario Sergio Bovenga che interverrà al sabato. Come Fondazione, con l'aiuto del Dipartimento di Filosofia dell'Università Ca' Foscari e di LAI, Libera Associazione di Idee, abbiamo promosso e curato una serie di incontri, i mercoledì filosofici, tra medici e filosofi, appunto, per discutere del rapporto tra tecnica, sviluppo tecnologico e medicina».
Un tema che ha talmente appassionato il gruppo di lavoro da portare all’organizzazione di una serie di eventi per portare anche all’esterno, a una platea più ampia, le proprio riflessioni. Tappa fondamentale di questo percorso, che si chiude alla metà di giugno, è stato il laboratorio Medicina Meccanica che si è svolto lo scorso 18 marzo all’Istituto Berna di Mestre (clicca qui per leggere un resoconto di quella giornata).
«Questo percorso – sottolinea ancora la dottoressa Mancin – parte da una premessa fondamentale: la tecnica e la tecnologia hanno ormai invaso la professione medica, marciando a una velocità incredibile». Tanto che i camici bianchi faticano a stare al passo, si ritrovano talvolta spaesati, svuotati di senso e del loro ruolo professionale. «Cerchiamo, allora, di aiutare i colleghi – continua – provando a capire come il medico affronta questo cambiamento e cosa davvero differenzia il medico dalla macchina». Una prima risposta è già arrivata dal convegno di marzo: a fare la differenza è la relazione di cura, quell’alleanza terapeutica, quel rapporto di fiducia che la macchina non può creare, che solo un uomo può mettere in campo.

Ma c’è davvero il rischio che un robot possa sostituire il medico o l’odontoiatra? «Oggi – risponde la presidente della Fondazione – può apparirci avveniristico. Ma si calcola che tra 20 anni quasi tutti i lavori manuali saranno fatti dalle macchine. A gennaio di quest’anno, poi, una compagnia assicurativa giapponese ha sostituito 34 dipendenti con un software che analizza dati per definire polizze e risarcimenti. Nella giornata di venerdì, con i film, mostreremo come ciò che ci sembrava così avveniristico anni fa, anticipato dal cinema, non solo si è avverato, ma oggi è anche ampiamente superato».
«Più la tecnologia evolve, – aveva spiegato al convegno di marzo Gabriele Gasparini, anche lui membro del direttivo OMCeO e vicepresidente di Ars Medica – più riduce i costi, più diventa facilmente disponibile, più diventa abusata. In radiologia e in laboratorio, ad esempio, la figura del medico appare sempre meno importante: la tecnologia sostituisce il medico. Noi radiologi, talvolta, abbiamo la percezione di far parte della macchina».
Non bisogna, però, avere paura del futuro e del progresso: il processo tecnologico, che ha portato anche tanti benefici nella vita dei medici e dei dentisti, non si può fermare ed è irreversibile. «Il segreto – spiega Ornella Mancin – è non farsi trovare impreparati. Dobbiamo imparare a governare questo processo per non restarne schiacciati. La macchina può fare senz’altro meglio di noi, ma l’uomo ha dalla sua sensibilità e intuizione. Deve pensare ai robot come a uno strumento al suo servizio. Così la sfida si può vincere».
Il percorso non è certo facile: nella loro vita quotidiana medici e odontoiatri hanno a che fare con i livelli di assistenza da garantire, con le linee guida da seguire e applicare, con troppa burocrazia, con rigidi protocolli che talvolta ne minano l’indipendenza e l’autonomia e che rischiano di trasformarli, loro stessi, in semplici macchine esecutive.
«Il rischio esiste – conclude la dottoressa Mancin – ed è in agguato. In fondo tutto sta nel capire se vogliamo una medicina che ripara un corpo o una medicina che si prende cura della persona in tutta la sua complessità». Anche in questo caso la risposta sembrerebbe scontata, ma evidentemente, se medici e odontoiatri per due giorni si ritrovano a discutere di questo tema, così scontata non è.

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Provincia di Venezia

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