Veneto. Medici Usl al posto di quelli di famiglia in sciopero? Una proposta assurda

09 NOV - Gentile Direttore, il Presidente della V Commissione Sanità del Veneto, Fabrizio Boron, ieri, commentando la chiusura degli studi dei medici di famiglia veneti, che protestano contro la mancata applicazione del Piano Sanitario Regionale che prevede la creazione di posti letto territoriali e l’attivazione delle medicine di gruppo integrate, con il relativo personale infermieristico, per gestire la cronicità, ha affermato: “se perdurasse lo sciopero dei medici di base, la Regione potrebbe decidere di mettere a disposizione quelli delle Usl per fare attività ambulatoriale”.

Al di là del fatto che gli studi dei Medici di Famiglia non sono strutture nella disponibilità delle ASL, ma sono messe a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale dai Medici di Famiglia che ne sono o i proprietari o i locatari, sorprende il fatto che il Presidente della V Commissione pensi, se l’interpretazione che diamo alle sue parole è corretta, di utilizzare il personale medico ospedaliero, per una mansione diversa da quella per la quale è preparato e destinato e che ritenga utile sguarnire di tale personale gli ospedali a favore del territorio, aggravando in tal modo la cronica carenza di personale degli ospedali.

La soluzione proposta rischierebbe di peggiorare ancor di più quella cronica carenza producendo un ulteriore allungamento delle liste di attesa e, per fare un esempio, inducendo le sale operatorie a chiudere per carenza di chirurgi ed anestesisti perché impegnati a sostituire i medici di famiglia. Spostare le cure dall’Ospedale al Territorio era la risposta prevista dal Piano Sanitario Regionale alla emergente criticità costituita dall’invecchiamento della popolazione e dall’avanzamento della cronicità. Vi si prevedeva di dare risposta al problema della cronicità con investimenti sul territorio per renderlo capace di dare risposte adeguate evitando così carichi di lavoro impropri sugli ospedali.

La soluzione proposta cambia la direzione delle soluzioni del Piano Sanitario e sposta carichi di lavoro che dovevano gravare sul territorio (la gestione della cronicità e degli anziani) sugli ospedali che dovrebbero, con la misura proposta, farsi carico, con il loro personale, dei bisogni del territorio. A questo punto, tanto valeva rigettare il precedente e riscrivere “ex novo” il Piano Sanitario Regionale, ideato ed approvato proprio dalla V Commissione Sanità del Veneto. A meno che per medici delle USL il Presidente Boron non intendesse i medici dei distretti, che sono in numero di gran lunga inferiore a quello dei medici di famiglia, e che pertanto non sarebbero proprio in grado di sostituirli nei rispettivi compiti. Ma questo è un dato che il Presidente della V commissione dovrebbe ben conoscere…!

Ci vien da pensare che il giornalista abbia frainteso le parole del Presidente la V Commissione. Se poi qualcuno a livello Regionale volesse prendersi l’onere ed il disturbo di riavviare il dialogo con i sindacati di categoria, per dar fine a uno scontro che non dovrebbe nemmeno esistere se le promesse contenute nel Piano Sanitario Regionale fossero realmente rispettate…Bene!

A questi andrebbe sicuramente il ringraziamento nostro ed anche quello dei medici e dei pazienti veneti.

Roberto Mora – Presidente OMCeO - Verona

Michele Valente – Presidente OMCeO – Vicenza

Giovanni Leoni – Presidente OMCeO - Venezia

Umberto Rossa – Presidente OMCeO – Belluno

Francesco Noce – Presidente OMCeO - Rovigo

09 novembre 2017      Link diretto all'articolo su Quotidiano Sanità    http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=55669

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