Conto su di te: Nicolin commenta i risultati del sondaggio CAO

Come gli iscritti percepiscono il funzionamento dell’Ordine? Quanto si sentono rappresentati e partecipi? Le informazioni circolano bene? Cosa vorrebbero di più dall’Ordine? Sono solo alcune delle domande a cui ha cercato risposta Giuliano Nicolin, presidente della Commissione Albo Odontoiatri dell’OMCeO veneziano, giunto ormai alla fine del proprio mandato.
E, per ottenere proprio queste risposte, ha riproposto via web – esperimento già condotto due anni fa – un questionario, anonimo, dal titolo Conto su di te con il duplice obiettivo di avere una fotografia aggiornata dell’operato della CAO e di fornire agli iscritti un punto di ascolto alle loro istanze.
Ma non è tutto. Per presentare i risultati e avere un confronto più diretto con i colleghi, la CAO ha traslocato sul territorio con il Roadshow Conto su di te: due serate itineranti a Chioggia e a San Donà di Piave il 5 e il 12 ottobre.

Dr. Nicolin, quali sono i risultati più importanti di questo sondaggio?
Purtroppo, per prima cosa devo sottolineare un dato negativo: la partecipazione dei giovani è stata bassissima. Hanno risposto, come sempre, i colleghi dai 45 anni in su: l’87% dei partecipanti è iscritto all’Ordine da più di 11 anni. E questo mi dispiace molto.
Un’altra considerazione da fare riguarda, invece, una domanda specifica fatta anche due anni fa: cosa vorresti facesse l’Ordine per te? Allora la risposta di maggioranza era stata che si organizzassero più momenti di incontro extra professionale, risposta oggi totalmente sparita. Allora l’aggregazione sembrava una cosa assolutamente indispensabile, oggi non è più così. Un aspetto a cui non so dare una vera spiegazione, ma che trovo molto significativo. Gli iscritti vogliono soprattutto formazione e informazione.
Altro aspetto, questa volta positivo: alle ultime domande, se si sentissero o meno rappresentati dall’attuale Commissione e se la segreteria lavorasse in modo efficace, il sì è stato praticamente plebiscitario, arrivato circa all’80% nel primo caso, addirittura al 100% nel secondo.

Quanto è importante per la Commissione questo riconoscimento della rappresentatività?
Io sono convinto che, quando una persona assume un incarico, debba a fine mandato raccogliere il sentito delle persone che rappresenta. Questo sì plebiscitario lo prendo come un apprezzamento del lavoro svolto da tutti. È importante che chi si assume certi impegni, lo faccia sì per passione e volontà, ma anche che possa avere poi un riscontro, un metro di giudizio per vedere cosa ha fatto e cosa no, cosa ha fatto bene e cosa male, cosa sia arrivato ai colleghi e cosa no. Fosse per me chiederei anche se sono d’accordo o meno su un’eventuale nuova investitura. Il sondaggio, però, ci dice che la stragrande maggioranza dei partecipanti ha apprezzato l’operato di questa Commissione.
Parlando, poi, con i colleghi raggiunti durante il Roadshow, abbiamo capito che, al di là delle attività culturali e formative, è stato molto apprezzato, sia da loro sia dalle istituzioni, ciò che abbiamo fatto per la comunità, al di fuori dello stretto ambito odontoiatrico, tutto quello che abbiamo speso per dare un contributo affine alla nostra specialità, ma rivolto alla città: il Dopo di noi, ad esempio, o le iniziative per i disabili.
Infine, i colleghi hanno apprezzato molto che per una volta sia stata la Commissione ad andare sul territorio ad incontrarli. Spero si sia messo in moto un meccanismo per cui alcuni di loro possano fare da collettore per iniziative culturali e di formazione in loco, da sviluppare poi in loco con la collaborazione della Commissione. Spero che nel prossimo triennio, chiunque ci sarà, vada sul territorio a rispondere direttamente alle problematiche, anche legislative o amministrative, sollevate da questi gruppi di lavoro attivati sulle singole realtà.
Muovendosi con la macchina di sera, andando a Chioggia piuttosto che a San Donà, si capisce il peso di un collega che, finito il lavoro, magari deve venire a Mestre. Mi piacerebbe che la CAO fosse vissuta un domani anche in altre aree considerate periferiche.

Quali sono le esigenze più pressanti degli odontoiatri che emergono dal sondaggio?
L’esigenza più pressante è ricevere da chi li rappresenta risposte concrete alle difficoltà quotidiane, che vanno dai costi di mantenimento di uno studio professionale, al ricambio generazionale – molti colleghi esperti faticano a trovare giovani a cui poi lasciare l’attività – ai servizi. L’Ordine deve ampliare la possibilità di servizio per la professione: hanno bisogno, ad esempio, di essere ben informati su cosa comporti fare il direttore sanitario, o ancora di avere un punto di riferimento su problemi assicurativi o fiscali.
In questa direzione va proprio l’app, l’applicazione per gli smatphone, che abbiamo predisposto e che sarà operativa da gennaio. Sarà un mezzo immediato, di facile riscontro, in cui troveranno un upgrade continuo delle novità in ogni campo, formativo, fiscale, legislativo. Una cosa molto pratica: uno apre l’app, vede il bollino rosso e va a vedere cosa è successo. I colleghi non andranno a cercare nulla: saremo noi a dare in tempo reale l’informazione necessaria, la nuova norma.

Quanto è importante per la Commissione il lavoro di squadra?
Noi vorremo che l’odontoiatra uscisse dal suo studio, che capisse che lo studio non è tutto il suo mondo, che esistono gli altri colleghi e le altre realtà. È importante fare gruppo nel senso più bello del termine, fornendo come posto di ritrovo e punto di riferimento l’Ordine. Vorremmo che si sentissero parte della famiglia odontoiatrica, che riscoprissero l’orgoglio di essere odontoiatri e che, nei momenti che contano, sentissero un senso di appartenenza completo.
Durante i Roadshow, ad esempio, abbiamo detto loro: votate chi volete, ma venite a votare. Serve un numero cospicuo, indicativo di un gruppo coeso, perché chi rappresenta si senta anche rappresentativo. Come succede, ad esempio, per gli ospedalieri o i medici di base.
Noi abbiamo bisogno di incontrarci, di confrontarci: una CAO con un’età media di 45-50 anni come può rappresentare un giovane neolaureato, come può rispondere concretamente ai suoi bisogni, ai suoi problemi, alle sue istanze? Non le conosce. Sono loro che devono venire a raccontarcele, devono farsi sentire.

Dr. Nicolin, un’ultima domanda. Lei è giunto ormai alla fine del suo secondo mandato come presidente della CAO veneziana. Che tipo di bilancio può tracciare di questa esperienza?
L’esperienza è stata assolutamente positiva: sia professionalmente sia umanamente sono entrato in contatto con tante realtà, con tante persone. Mi ha dato una visione che uno difficilmente può acquisire nel suo studio, anche se è uno che va in giro e si informa.
È anche un’esperienza pesantissima – non mi aspettavo l’impegno che richiede non solo di tempo, ma anche di approfondimento – ma anche qualificante, non può essere fatta con pressapochismo.
Tutto questo richiede una cura e un apprendimento che non coincidono con i tempi del singolo mandato. Chi è più esperto dice: il primo mandato ci entri, il secondo capisci come funziona, il terzo dai il meglio di te.
 stata comunque un’esperienza gratificante, che mi è piaciuta molto perché io credo fortemente nell’Ordine e credo che ci rappresenta e ha voglia di farlo abbia una funzione essenziale per tutta la professione. Ciò che ti gratifica, alla fine, è il collega che ha controllato il tuo lavoro, che lo riconosce e che ti dà una pacca sulla spalla. Se un collega si sente rappresentato, se sente di aver avuto una risposta, allora credo abbiamo adempiuto al nostro compito.

Giuliano Nicolin, presidente CAO OMCeO Provincia di Venezia
Chiara Semenzato, collaboratrice giornalistica OMCeO Provincia di Venezia

Segreteria OMCeO Ve
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