Contro la meningite l'Ulss 12 mette in campo l'Unità di crisi

Contro la meningite l'Ulss 12 mette in campo l'Unità di crisi
Dai medici di base al Ministero della Sanità, è attiva 24 ore su 24 sul territorio per intercettare l’insorgere di altri casi di contagio -  Mestre

Da venerdì sera lo spettro della meningite aleggia anche nel veneziano. Il ricovero del diciassettenne di Zelarino, entrato in coma nel giro di nemmeno un'ora dall'ingresso in ospedale, ha di fatto interrotto la tregua concessa per lo meno in Veneto dal temutissimo meningococco dopo la scia di morte e di contagi registrata prima di Natale nella vicina Marca. Per lo studente, aggredito da un batterio caratterizzato da un inconsueto grado di virulenza, la prognosi rimane ancora riservata.

Lo stato d'allerta sul fronte sanitario è massimo. I medici di Igiene pubblica, avuta la segnalazione del caso, hanno lavorato per tutta la notte e per l'intera giornata di ieri al fine di attuare quell'indagine epidemiologica che è fondamentale per contenere e arginare l'eventualità di altre infezioni. «Un lavoro certosino e complesso - ha spiegato il dottor Vittorio Selle, direttore del Servizio di Igiene pubblica dell'Ulss 12 - reso più difficile dal fatto che non abbiamo potuto parlare direttamente col paziente entrato in coma prima del nostro intervento. Così siamo costretti a ricostruire a posteriori la mappa dei contatti e delle frequentazioni risalenti agli ultimi dieci giorni, periodo di incubazione del germe. Così siamo partiti dai congiunti prossimi, genitori e sorella, e dalla fidanzata per poi allargare alla cerchia di amici e di conoscenti. Finora abbiamo individuato e chiamato un centinaio di soggetti. Fra essi anche coloro che hanno partecipato insieme al paziente al veglione di San Silvestro che si è tenuto in una casa privata con una quindicina di invitati».

La situazione è sotto controllo, continuano a ribadire gli esperti, sanitari e non, e siamo di fronte a un episodio isolato: «Allo stato attuale non si rilevano altri casi di meningite - dichiara sicuro il direttore dell'Umberto I, Onofrio Lamanna - semmai si riscontrati casi di persone che si sono presentate in pronto soccorso lamentando sintomi che potevano in qualche modo allarmare, ma che una volta visitati non sono stati affatto ricondotti alla meningite. Al riguardo occorre ricordare che il meningococco è normalmente presente nella popolazione in una percentuale che va dal 2 al 20\% e questo non significa ce necessariamente ci si debba ammalare. I nostri operatori sono perfettamente addestrati a gestire eventuali casi sulla base di protocolli sperimentati da decenni». Gli fa eco il direttore generale dell'Ulss 12, Antonio Padoan, che ieri pomeriggio, quale prova di responsabilità e professionalità dell'intera struttura socio-sanitaria, ha presentato l'Unità di crisi attivata congiuntamente alla segnalazione del contagio conclamato. Attorno allo stesso tavolo i soggetti istituzionali con di compiti di sanità pubblica: dall'Ulss 12 con la divisione Malattie infettive e il Dipartimento di Prevenzione, con lo stesso Servizio di Igiene Pubblica e con i due presìdi ospedalieri di Venezia e di Mestre, al Comune con il sindaco e il capo di gabinetto, alla Regione con il segretario alla sanità. Una task force operativa 24 ore su 24, in contatto costante col Ministero della Sanità e in grado di gestire in maniera capillare l'intera filiera sanitaria sul territorio fino ai medici di base, prima sentinella sul fronte di eventuali situazioni a rischio.

Oggi dalle 10 alle 16 apertura straordinaria dello sportello di Igiene pubblica con due linee telefoniche riservate a chi volesse qualsiasi tipo di informazione in merito alla profilassi e alla vaccinazione contro la meningite di tipo C: 041 2608836 e 041 2608997 i numeri da comporre.

Da una prima verifica il ceppo del batterio comparso a Mestre sembrerebbe - come ha sottolineato Giancarlo Ruscitti, segretario regionale alla sanità - lo stesso di quello che a Conegliano ha causato tre decessi e costretto in rianimazione quattro persone. A preoccupare è l'aggressività dell'agente. La conferma o meno entro domani con l'esito degli esami affidati ai laboratori dell'Istituto di microbiologia dell'Università di Padova.

«Finora eravamo abituati a batteri per così dire "addomesticati" da una terapia antibiotica piuttosto diffusa nel mondo occidentale - aggiunge il professor Enzo Raise, primario della divisione Malattie infettive - e può essere che l'introduzione in un meningococco proveniente dall'estero abbia una più elevata capacità di virulenza, tanto d aumentare il rischio di morte o di danni cerebrali permanenti. La terapia comunque rimarrà la stessa, che è la più elevata compatibile con il nostro organismi. Semmai si valuterà l'opportunità di allargare la profilassi a una più ampia fascia di popolazione». E Renato Boraso, presidente del consiglio comunale pone l'accento sulla necessità di fare squadra per un'azione concreta ed efficace.

Monica Andolfatto  da " Il Gazzettino " del 6.1.2008
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