Inaugurazione Nuovo Ospedale di Mestre 1

 L'inaugurazione del nuovo ospedale : un progetto che farà scuola in Europa .

Migliaia di persone in coda per la prima visita - Parola d'ordine: privacy - I vip in platea - Trasloco entro Pasqua - L'intervista ad Antonio Padoan - La banca degli occhi.

Dopo più di quarant'anni d'attesa nasce una struttura d'eccellenza per Mestre. Livia Turco, Franco Frattini, Giancarlo Galan e Massimo Cacciari presenti all'inaugurazione
MESTRE. Il modello Mestre ha già varcato i confini nazionali. «Questo ospedale è un progetto modello, se non "il" progetto modello a cui guardiamo come punto di riferimento all'Unione europea». Arriva dal vicepresidente della commissione europea Franco Frattini l'apprezzamento gerarchicamente più qualificato per il «Nom», il nuovo ospedale di Mestre presentato ieri mattina a un migliaio di ospiti illustri convenuti nella hall, sotto l'ampia vela vetrata che lo caratterizza.

«La velocità con cui è stato realizzato (prima pietra il 20 febbraio 2004, ndr) non è usuale nemmeno in Europa» sottolinea Franco Frattini. La Bei (Banca europea per gli investimenti) nel «Nom» ha già creduto, garantendo un finanziamento di circa 65 milioni di euro a partire dal terzo anno di gestione. L'Ue ci crederà ancora di più. «Per dislocazione geografica, per rigore e trasparenza nell'attrazione dei finanziamenti, per l'efficacia del risultato questo è un progetto modello - continua Frattini - questo ospedale ha tutte le caratteristiche per diventare uno dei centri di eccellenza scientifica e tecnologica».

«Civilmente soddisfatto» si dichiara il governatore Giancarlo Galan. Il nuovo ospedale di Mestre è «il più bello d'Europa» ed «è l'orgoglio della città, che una volta tanto può sentirsi soddisfatta». A Venezia, negli anni Settanta, si impiegarono una decina d'anni per cassare il progetto Le Corbusier. «Per costruire il nuovo ospedale di Bassano del Grappa sono stati impiegati 24 anni (media italiana, ndr) - comincia a snocciolare Galan - Per il Careggi di Firenze e il S. Giovanni Bosco di Torino otto anni; per l'ospedale Sant'Anna a Ferrara i lavori sono partiti nel 1991 e si dovrà attendere il 2009 per l'inaugurazione. Qui la prima pietra è stata posata nel febbraio 2004». Il «miracolo» architettonico è compiuto, dunque. «C'è la miglior esposizione all'aria, alla luce, c'è il verde, tutti elementi che favoriscono l'azione terapeutica - commenta Galan - Con questo si chiude il primo capitolo». Il secondo, forse ancor più impegnativo, sarà quello di «farlo diventare una macchina ospedaliera razionale.

Una giornata storica, senza retorica, per Mestre, il Veneto e l'Italia». Esordisce così il sindaco Massimo Cacciari prendendo la parola al tavolo dei relatori. «Un segno evidente del risveglio di Mestre - sottolinea Cacciari - Sarà ora importante rafforzare la collaborazione tra Comune e Asl. La funzione sanitaria di quest'area sarà rafforzata. Attorno a quest'area creeremo una zona di rispetto, che preveda strutture come una casa dell'ospitalità per parenti dei pazienti (che dovrebbe essere gestita da don Armando Trevisiol, ndr) e coinvolga altre associazioni». Ospedale, ma non solo. «Questo deve essere il perno di una riorganizzazione complessiva del sistema socio-sanitario - conclude Cacciari - Ora vanno potenziate le strutture che ci sono sul territorio. Servono risorse, è vero. Anche su questo troveremo l'intesa tra Comune e Asl». E proprio il sindaco aveva ringraziato in apertura del suo intervento il direttore generale dell'Asl 12. «Appena insediato - ricorda Antonio Padoan - Cacciari ha capito subito che non esiste sanità senza finanziamenti. Ha aiutato l'Asl a risolvere dei problemi, a essere autosufficiente (sbloccando la variante dell'ospedale Umberto I dalla cui vendita l'Asl ha incassato oltre 50 milioni, ndr)». Padoan ha ringraziato poi in maniera particolare due persone: Vittorio Altieri («che mi ha dato la forza per crederci») e Giancarlo Galan («una persona che mi ha capito nei periodi di difficoltà e mi ha sempre appoggiato»).

Come gli altri relatori Padoan sottolinea l'imprescindibilità del project financing come unico strumento di collaborazione pubblico-privato in grado di garantire opere come questa, «obbligandoli» a collaborare per raggiungere i comuni obiettivi. E a mettere insieme il capitale necessario. «Abbiamo fatto il massimo, abbiamo raccolto tutte le eccellenze - conclude - Ma non avrà nessun significato se ora non verrà preso in mano da medici e paramedici e tutte le professionalità che ci lavorano. Questo è l'impegno di tuttio. Sono sicuro che ce la faremo».

di Massimo Scattolin - dal sito web de  " La Nuova Venezia " .

(25 settembre 2007)
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