Relazione del Presidente CAO - Congresso Deontologia - Mestre 1.12.2007

Relazione per il convegno sulla deontologia


La deontologia è sicuramente l'aspetto più importante della nostra professione ma anche il più trascurato.
Quando nella discussione politica si parla dell'etica dei dentisti, ciò che si ripete con maggior insistenza è che le cure odontoiatriche sono care, e spesso sento dire che i dentisti onesti dovrebbero abbassare le tariffe e fornire cure gratuite agli indigenti.
Io sono assolutamente contrario a questa impostazione che ritengo rappresenti il maggior rischio sanitario per la nostra società.
Ciò che i cittadini si aspettano dagli odontoiatri è, certamente, che siano onesti, ma non possiamo dare per scontato cosa intendiamo per onesti. Per citare Lanza del Vasto, uomo di grandi intuizioni profetiche, “Onestà è mettere un legame tra ciò che si prende e ciò che si rende” e dunque onesto è quell'odontoiatra che conosce i costi delle proprie prestazioni e si regola di conseguenza.
Sempre in quest’ottica, vediamo che il modello economico suggerito dalla nostra società, nella sostanza, è disonesto. Quando la regola dell'agire sociale è l'interesse individuale e il massimo profitto, ecco che il legame tra dare e ricevere viene ignorato, ecco che la relazione medico-paziente diviene una relazione offerta-domanda, soggetta alla contrattazione, alla concorrenza, al libero mercato.
Nonostante tutto quello che oggi si dice, non è questo che la cittadinanza chiede ai dentisti e ai medici. John Ruskin in Unto This Last affermava che le professioni tradizionali trovano la loro ragion d'essere in ciò per cui coloro che le esercitano sono determinati a morire. Il soldato è degno del proprio ruolo (e del proprio stipendio) se è determinato a morire piuttosto che fuggire di fronte al nemico. L'insegnante se disposto a morire piuttosto che insegnare il falso. Il giudice piuttosto che condannare l'innocente.
Il medico piuttosto che fuggire di fronte alla malattia. L'agire del medico deve essere determinato in assoluto, solo e soltanto, dal bene del suo paziente. Riscopriamo l'acqua calda, direbbero taluni, ma è proprio questa ovvietà che oggi viene messa in discussione.
L'odontoiatria si trova in un terreno dove le contraddizioni intrinseche al nostro modello sanitario sono più evidenti. Se il medico non deve fuggire di fronte alla malattia, come può rassegnarsi a subire limitazioni economiche al proprio operare?
Oggi ho l'impressione che si diffonda nella società una sensazione di angoscia ed incertezza legata al fatto che il cittadino non è certo in modo assoluto della dimensione deontologica dell'agire medico. Il decreto Bersani ha esacerbato questa angoscia, imponendo alle professioni intellettuali regole proprie delle attività economiche. Il cittadino che vede sui quotidiani la pubblicità di strutture odontoiatriche che mettono in primo piano il costo delle prestazioni, come consentito da questo decreto, volente o nolente entra in una logica nella quale il medico è un fornitore di servizi, e in quanto tale, nè più nè meno di altri fornitori di servizi, ha come unico scopo il massimo profitto.
L'interesse del paziente è che questa tendenza venga invertita. L'interesse per la salute del paziente richiede che una volta che il medico abbia presentato al paziente le diverse opzioni terapeutiche con una profonda carica empatica, che abbia cercato di effettuare la diagnosi ed impostare la terapia nell'unica prospettiva della salute del suo paziente, consideri finito il proprio compito. La limitatezza delle risorse economiche è un problema che va risolto altrove, in ambito economico, politico, sindacale se vogliamo, ma non medico, e questo la popolazione lo sa e lo desidera.
Il sindaco Cacciari l'anno scorso, in occasione della corrispondente assemblea annuale di quest'Ordine, ci ricordava che nella nostra società le parti tendono ad assumere competenze sempre più specialistiche e a perdere la visione d'insieme. Ora, per noi medici mantenere appunto la visione d'insieme significa sapere dove iniziano e dove finiscono le nostre competenze e lasciare che siano altri ad affrontare i problemi che non rientrano nel nostro specifico. Compito di noi medici è garantire le cure migliori al miglior costo, immedesimandoci con il paziente e non abbandonando mai il malato che si affida a noi, ma non è nostro compito affrontare problematiche non sanitarie che ricadono sotto la competenza di altri.
Altri si assumano le proprie responsabilità. Noi lo chiediamo loro come medici e come cittadini.
Noi chiediamo ai politici e agli economisti che trovino il modo per ridurre le nostre spese parassite, quelle che non incidono sulla qualità delle cure, i contributi per i dipendenti, la burocrazia, i duplicati di atti amministrativi, così come chiediamo che trovino il modo per consentire ai pazienti la detrazione delle spese odontoiatriche o per sovvenzionare i livelli essenziali agli indigenti.
Noi ci impegnamo a fare la nostra parte come e meglio, se possibile, di come l'abbiamo sempre fatta.

Cosimo Tomaselli
presidente Commissione Albo Odontoiatri Venezia
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