Pandemia: un’occasione per rivedere le priorità cliniche

«Riconvertire le risorse sanitarie verso interventi di riconosciuta efficacia, azzerando o comunque limitando le prestazioni che la letteratura internazionale ha ripetutamente classificato di basso o nullo valore clinico, e attribuendo la priorità a quelle necessarie e non procrastinabili».
Questa la soluzione che Sandra Vernero, Antonio Bonaldi e Giuliano Mariotti – rispettivamente presidente di Slow Medicine, past president di Slow Medicine e direttore UOC Servizio Specialistica ambulatoriale di Trento – individuano per far fronte all’allarmante riduzione dei servizi e delle prestazioni sanitarie durante il periodo della pandemia, in un articolo, dal titolo Appropriatezza e priorità cliniche in tempo di pandemia, pubblicato ad aprile sulla rivista Il Cesalpino edita dall’OMCeO Arezzo (leggi qui il testo completo pagine da 3 a 6).

Citando numerosi studi, gli autori analizzano i dati preoccupanti sulla salute dei cittadini relativi in particolare agli ambiti cardiovascolare e oncologico e le lunghe liste d’attesa, ovunque presenti, che scaturiscono oggi dalle tante prestazioni ambulatoriali e chirurgiche differite durante la pandemia, «quando – scrivono – molti servizi sanitari sono stati tempestivamente ridimensionati, sospesi o completamente riorganizzati» e tantissime persone «per il timore di contrarre l’infezione in ospedale o per le restrizioni della mobilità individuale hanno sospeso o ritardato l’accesso alle cure di cui avevano bisogno».

Anche se «non è un fenomeno facilmente quantificabile a causa delle numerose variabili implicate nella sua valutazione», in Italia si parla, ad esempio, di:

  • -42% degli accessi in Pronto Soccorso per infarti più lievi e -23% per forme più gravi;
  • un eccesso di mortalità del 35% per eventi cardiovascolari acuti avvenuti al proprio domicilio;
  • mortalità per infarto del miocardio passata dal 4,1 al 13,7%;
  • sul fronte oncologico, «per ogni 4 settimane di tempo intercorso tra diagnosi e cura, si verificava un aumento della mortalità generale pari al 6-8% per gli interventi chirurgici, 9-23% per la radioterapia e 1-28% per la chemioterapia».

A subire le conseguenze più pesanti, manco a dirlo, la fasce più svantaggiate della popolazione: malati di mente, persone in stato di indigenza, immigrati, «le persone più vulnerabili alle malattie e alle loro conseguenze che, venendo meno l’assistenza pubblica, non hanno – sottolineano gli autori – alcuna possibilità di accedere a servizi alternativi».

Considerando comunque anche l’altissimo numero di prestazioni inutili o eseguite in modo non appropriato nei tempi pre-pandemia, Vernero, Bonaldi e Mariotti suggeriscono come la crisi possa essere «un’ottima occasione per stabilire priorità cliniche verso le quali orientare le risorse e per eliminare o quantomeno ridurre il numero di esami e trattamenti non necessari e ad elevato rischio inappropriatezza».
Gli strumenti a disposizione per individuare queste priorità già ci sono e gli autori li elencano:

  • Choosing Wisely: una delle principali iniziative internazionali per migliorare l’appropriatezza delle cure. In Italia hanno aderito 48 società scientifiche che hanno individuato 260 pratiche mediche e chirurgiche spesso prescritte in modo inappropriato;
  • Evidence-Based Interventions – Engagemente document, che individua 31 pratiche mediche e chirurgiche di cui spesso si abusa;
  • Raggruppamenti di Attesa Omogenea (RAO): strumento per il governo delle liste d’attesa per «attribuire tempi di attesa differenziati ad oltre 100 prestazioni specialistiche ambulatoriali, avvalendosi di criteri di priorità clinica espliciti e condivisi tra specialisti e medici di famiglia».

«L’applicazione congiunta – concludono gli autori – delle raccomandazioni di Choosing Wisely Italia e dei RAO può aiutare i clinici e gli amministratori a gestire le cure secondo criteri di appropriatezza e di rispetto delle priorità cliniche. Raccomandazioni, idee, indicazioni e proposte per migliorare la qualità e la sicurezza delle cure non mancano. Attendono solo di essere prese in considerazione e finalmente trasformate in azione. Ora è giunto il tempo di agire».

Francesco Bortoluzzi, coordinatore Commissione Comunicazione OMCeO Venezia
Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Venezia

Segreteria OMCeO Ve
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