Educare le famiglie e sinergie di rete: così si contrasta il vamping

Chattano tra loro, navigano sui social, guardano on line video o serie tv, si sfidano ai videogiochi. Insomma, i ragazzi, passano buona parte della notte incollati al web, spesso senza che i genitori lo sappiano. E lo fanno «per noia, solitudine, tristezza ma anche per semplice mancanza di stanchezza», con conseguenze che potrebbero anche essere pesanti sul loro sviluppo psico-fisico e che loro non immaginano neanche.
Vivono di notte, come vampiri. Proprio su questi adolescenti, di fatto “dimenticati” durante la pandemia, si è concentrata l’attenzione dell’OMCeO veneziano che con il suo braccio operativo culturale, la Fondazione Ars Medica, ha voluto dedicare a loro il suo primo convegno in presenza da oltre un anno e mezzo a questa parte dal titolo “Svegli la notte. Il vamping nel salto socio-tecnologico post Covid”.
L’iniziativa, sotto la guida scientifica del dottor Roberto Parisi, la segreteria organizzativa del presidente dell’Ars Medica Gabriele Gasparini e, assoluta novità, trasmessa in diretta streaming per la prima volta nella storia dell’Ordine, si è svolta lo scorso 24 settembre al Padiglione Rama dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre.
«Un evento dedicato al futuro dei nostri giovani – ha sottolineato nei suoi saluti iniziali il presidente dell’Ordine e vice nazionale Giovanni Leoni – di grande importanza sociale. Qui sono riuniti i nativi digitali, quei giovani che non hanno conosciuto l’era in cui non c’era internet, e i migranti digitali, noi. I device sono sempre più potenti e sempre disponibili: la tecnologia ormai è incredibilmente attrattiva per tutti. Ma ha anche delle derive, dei lati di stress non trascurabili: bisogna evitare la degenerazione che può avere compromissioni psico-fisiche importanti».

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Fenomeno subdolo, il vamping, ma non nuovo in realtà. Fenomeno che oltre un anno e mezzo di restrizioni e isolamento dei ragazzi, dovuti al lockdown e alla DAD, sta facendo emergere in modo preoccupante. Più di un adolescente su tre, infatti, il 35,7%, passa buona parte della notte sul web: lo dicono i risultati di un’indagine condotta dalla professoressa Maria Serena e presentata al convegno tra 367 studenti dell’Istituto Da Collo di Conegliano, scuola superiore in cui insegna.
Alcuni dati preoccupano e inquietano:

  • il 38% dei ragazzi passa sul web dalle 8 alle 11 ore al giorno, il 18% più di 15
  • dopo cena il 43,6% almeno 2 ore, il 17% almeno 3
  • dopo la mezzanotte, il 35% resta ancora incollato ai device.

«Tra i ragazzi che stanno sul web di notte – ha sottolineato l’insegnante – solo 1 su 5 dorme almeno 8 ore nell’arco delle 24. Una metà scarsa (44%) dorme 6-7 ore, un ragazzo su 4 non dorme più di 5 ore, quasi un ragazzo su 10 non dorme più di 3 ore». E, come spiegherà di lì a poco la dottoressa Malorgio, la deprivazione del sonno è una delle conseguenze più pesanti del vamping.
Tra gli elementi sondati dall’indagine: la scarsa consapevolezza delle famiglie, l’analisi delle attività che gli adolescenti fanno sul web la notte, le motivazioni che li spingono incollati a tablet e smartphone, le conseguenze che registrano sul loro stato fisico ed emotivo, il tipo di relazioni che coltivano.
«Il vamping – ha concluso la professoressa Serena – non è un fenomeno isolato, da mosche bianche, ma diffuso e subdolo. A scuola lo confondiamo con svogliatezza e disattenzione, a casa non ce ne accorgiamo. Siamo di fronte a una generazione mediamente più stanca di una volta, adolescenti cronicamente affaticati, esauriti, a rischio di alta fragilità. Tra le strade che possiamo percorrere: fare più attenzione ai segnali di stanchezza, senza sottovalutarli; mantenere vivo il dialogo scuola-famiglia, per non farsi sfuggire dettagli importanti; controllare i dispositivi e imporre dei limiti; dire no, in futuro, a lunghi periodi in DAD; far praticare sport e garantire ai ragazzi momenti di aggregazione in sicurezza e non in assembramento».

“Ragazzi come gufi: conseguenze della deprivazione di sonno” il tema approfondito invece dalla dottoressa Emanuela Malorgio, pediatra di libera scelta a Torino ed esperta proprio di disturbi del sonno, che in prima battuta ha spiegato il sonno come fenomeno fisiologico attivo di una certa importanza, poi ha passato in rassegna le funzioni di una buona dormita (ristoratrice, glinfatica, effetti sulla memoria, sull’apprendimento e sulla plasticità del cervello), quindi ha analizzato la struttura del sonno nelle varie età della vita.
«Se il sonno è disturbato – ha detto – la vita in veglia avrà delle patologie. Fisiologicamente l’adolescente è un gufo, quindi tende ad addormentarsi più tardi: è una tortura farli alzare alle 7 del mattino. Significa una deprivazione del sonno». E quando manca il sonno le conseguenze possono essere tante: non solo stanchezza e fatica fisica, ma anche riduzione delle funzioni cognitive, nelle prestazioni scolastiche ad esempio, riduzione dell’attenzione, da cui deriva un aumento di traumi o incidenti stradali, alterazione del metabolismo, obesità soprattutto, aumento della grelina (fame) prodotta da cellule gastriche, riduzione della leptina (sazietà), disturbi dell’umore, aggressività. depressione fino all’autolesionismo, ai pensieri suicidari, all’abuso di droghe e sostanze eccitanti.
E allora ecco le raccomandazioni. Per i clinici e gli educatori: considerare il sonno una priorità, incoraggiare una routine della buonanotte che includa attività calmanti ed eviti l’uso dei media elettronici, incoraggiare le famiglie a rimuovere i device dalle camere dei loro figli o adolescenti, inclusi TV, videogiochi, computer, tablet e telefoni cellulari. Per i ragazzi: mantenere un sonno regolare, fare un pisolino al pomeriggio se se ne sente il bisogno, spegnere tv, cellulare e pc prima di dormire e fare sport, meglio se di gruppo.
Non cadere nella trappola del vamping, insomma, si può. «L’86% degli adolescenti – ha concluso la pediatra – dorme con il cellulare vicino al letto, in mano o sotto il cuscino, il 34% dei bimbi sotto i 2 anni usa il tablet o lo smartphone. A dare il buon esempio dobbiamo essere noi adulti: impariamo noi stessi a governare i device e insegniamo a farlo anche ai ragazzi».

Del disagio relazionale e degli aspetti psicoeducativi dei più giovani ha parlato, invece, il dottor Marco Ballico, medico e psicoterapeuta, docente allo IUSVE e responsabile del Comitato scientifico dell’Ars Medica, che ha presentato i casi di tre ragazzi di 19, 15 e 14 anni con difficoltà legate all’abbandono dell’attività sportiva, alla cerchia ristretta di amicizie, alle ore passate a giocare alla playstation, allo scarso rendimento scolastico, a una stanchezza continua e diffusa, a silenzi sempre più intensi, a chiusura degli spazi relazionali, a irritabilità senza però mai eccessi di rabbia.
«Durante il lockdown – ha spiegato Ballico – c’è stato un furto con scasso, non premeditato, di un’età particolarmente importante dei ragazzi. Ma ci sono anche difficoltà educative di una generazione di genitori che tende ad evitare le ostilità e cerca il consenso dei figli al proprio essere genitore: il rischio, allora, è quello di una collusione con i ragazzi per timore della contrapposizione».
Fondamentale, dunque, fare una riflessione sulla famiglia di oggi, «che non è più quella tradizionale – ha sottolineato – ma si tratta di famiglie con tanti figli unici, bicomposte o allargate, dove c’è una convivenza di più soggetti, ma spesso estranei. È una situazione che va educata perché la famiglia è il primo laboratorio sociale di cui si fa esperienza».
Senza dimenticare, poi, che nel modello occidentale ormai «dormire è tempo perso perché la vita è sempre. È un sistema che si è inserito nel nostro modo di pensare». E allora il medico di famiglia e il pediatra di libera scelta, che conoscono le famiglie, i loro problemi economici o relazionali e il territorio, possono essere due sentinelle fondamentali in termini di prevenzione anche del vamping. «Noi medici, tutti – ha concluso Ballico – dobbiamo fare il nostro mestiere: essere curiosi. Perché la sofferenza, alla fine, ha bisogno di essere comunicata».

A intervallare le relazioni degli esperti, i casi clinici illustrati da alcuni dei componenti dell’Ars Medica: la pediatra di libera scelta Angela Barachino, l’internista angiologo Roberto Parisi e l’odontoiatra Piero Valenti:

  • il caso di Giovanna, 12 anni, in sovrappeso, con un calo di rendimento scolastico e sempre stanca, cosa di cui non ci si spiega il motivo. Alla fine si scoprirà che passa la notte guardando serie tv in lingua originale;
  • il caso di Claudia che alle 9.30 di sera è già sotto le coperte, ma poi si attacca a chat e serie tv senza accorgersi che il tempo passa. Salvo che poi la mattina alzarsi è un trauma, le occhiaie dilagano e a scuola è difficile concentrarsi;
  • il caso di Francesco, 13 anni, portato dal dentista perché la madre si è accorta che digrigna i denti di notte. Ragazzo spesso stanco, sonnolento di giorno, che soffre di cefalea. Ma che, anche seduto sulla poltrona dell’odontoiatra, non molla un istante lo smartphone, come fosse un’estensione del suo corpo. È con il cellulare che passa tutto il suo tempo libero e che si relaziona con gli amici, spesso anche nelle ore notturne.

Un centinaio, circa, le persone presenti al convegno, organizzato nel pieno rispetto delle norme anti Covid: niente assembramenti, distanziamento e mascherina. Ospiti in sala anche i possibili medici di domani: due classi di quarta e di quinta del Liceo Majorana-Corner di Mirano, impegnati nel percorso di potenziamento-orientamento di Biologia con curvatura biomedica. Un nuovo percorso di studi illustrato dal referente per l’Ordine veneziano, Luca Barbacane, medico di famiglia a Martellago.
Da qualche anno, infatti, una convenzione tra ministero dell’Istruzione e FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, ha reso possibile un approccio nuovo agli studi in medicina che oggi coinvolge 103 Ordini dei Medici in Italia e più di 160 istituti: quasi 20mila gli studenti partecipanti e più di 2.500 i medici che hanno sinora offerto le loro competenze.
«L’obiettivo – ha sottolineato il dottor Barbacane – è fornire ai ragazzi strumenti che permettano loro di valutare le loro attitudini, avviarli verso scelte consapevoli universitarie e professionali e, in particolare, accompagnarli verso le facoltà di area medica. Un percorso di verifica attitudinale e di discernimento». Che porta, però, risultati interessanti: il 52% di chi ha provato il test di ammissione a Medicina dopo aver completato il percorso biomedico triennale, ha centrato l’obiettivo, con punte del 90-100% in alcuni istituti, contro una media nazionale che si assesta intorno al 21%.

Di giovani, ma anche di rete da guardare non come una trappola ma come un’opportunità, ha parlato, invece, Laura Petri, dell’ufficio comunicazione di ENPAM, l’ente previdenziale dei camici bianchi, ma soprattutto responsabile del Progetto Piazza della Salute che potrebbe in futuro includere anche l’analisi del vamping, esportandola in tutta Italia.
«Costruire una rete sul territorio tra famiglie, operatori, medici e insegnantie – ha spiegato – è fondamentale. Fare rete significa: condividere, concertare e coinvolgere». Piazza della Salute, allora, potrebbe dare una mano in questa direzione studiando il fenomeno su tutto il territorio nazionale, allargando il questionario proposto ai ragazzi di Conegliano a più scuole possibili, organizzando iniziative di sensibilizzazione ed eventi divulgativi, e formando operatori esperti sul tema.
«Portando, insomma – ha concluso Petri – l’attenzione sul tema della ‘dipendenza’ degli adolescenti nei confronti di internet e di tutto quello che passa attraverso gli strumenti e le piattaforme digitali. Coinvolgendo chi abitualmente intercetta i ragazzi, dentro e fuori le mura domestiche».

Dopo le analisi degli esperti, l’ultima parte del pomeriggio di studi è stata dedicata a uno sguardo sul futuro e alle possibili azioni da mettere in campo con un tavola rotonda dal titolo Cosa possiamo e dobbiamo fare a cui hanno partecipato due neuropsichiatre infantili, Elisabetta Baioni per l’ULSS 4 Veneto Orientale e Ambra Cappellari, responsabile del polo adolescenti per l’ULSS 3 Serenissima e due esperti dei Serd, i Servizi per le Dipendenze, la psicologa Silvia Faggian (ULSS 3 Serenissima) e lo psichiatra Diego Saccon (ULSS 4 Veneto Orientale).
Tra i temi emersi durante il dibattito:

  • l’aumento del 48%, tra il primo semestre del 2019 e lo stesso periodo di quest’anno, dei primi accessi al servizio di neuropsichiatria infantile dell’Ulss 4 Veneto Orientale con richiesta di visita urgente e situazioni abbastanza delicate: ragazzi sempre più giovani che arrivano per ansia, depressione, difficoltà di alimentazione e di sonno, pessimismo, comportamenti autolesivi. «Un fenomeno che non è tutto frutto del Covid, ma su cui il Covid è entrato a gamba tesa» (Baioni);
  • le varie segnalazioni di casi di vamping già arrivate alle équipes multiprofessionali dell’Ulss 3 Serenissima. «Il linguaggio comunicativo degli adolescenti è un linguaggio virtuale: anche noi dialoghiamo con loro attraverso WhatsApp. E allora i genitori devono avvicinarsi a questo linguaggio e chiedere ai figli di spiegar loro come funziona» (Cappellari);
  • il rischio che in futuro il vamping si trasformi in una dipendenza in crescita, un po’ come è successo al disturbo da gioco patologico d’azzardo che fino a qualche anno fa non faceva neanche parte dei LEA e non veniva seguito dal SERD. «La dipendenza da internet e da tutti i fenomeni correlati è in esplosione. Nei SERD non facciamo prevenzione, ma trattamento e allora cerchiamo di adattarci creando spazi dedicati e protetti e orari diversi per i ragazzi anche giovani, di 12-13 anni, che arrivano» (Faggian);
  • la necessità di chiarire se per il vamping si tratti «di comportamenti a rischio, di sintomi, o di disturbi che abbiano una loro autonomia clinica. Credo che il fenomeno sia molto diffuso tra i ragazzi: ma è già un problema clinico che viene posto come bisogno? Il vamping può essere assunto in alcuni casi come sintomo di una dipendenza da internet?» (Saccon).

Per qualche adolescente, insomma, il vamping potrebbe assumere il profilo di una vera e propria dipendenza. Tanti i fattori di rischio individuati dagli esperti: la vulnerabilità individuale, il contesto familiare, oggi profondamente mutato, quello sociale, che richiede ragazzi sempre più “performanti”, e l’assenza di momenti aggregativi, anche per colpa della pandemia.

Fondamentale, allora, come già sottolineato dal dottor Ballico, intervenire sulle famiglie e in particolare sui genitori più giovani dei bimbi più piccoli, educando – adulti e ragazzi – a un uso responsabile dei device. «Siamo noi il primo esempio – ha sottolineato alla fine del convegno Martina Musto, medico di famiglia e vicepresidente dell’Ars Medica – non si può chiedere ai figli di mollare il cellulare di notte, se poi noi ce l’abbiamo in mano tutto il giorno e lo teniamo sul comodino. I bambini imparano per imitazione. Come genitori dobbiamo proporre alternative altrettanto allettanti e piacevoli: compagnia, confronto, ascolto, accettazione, sostegno possono essere una buona alternativa ai device».
Una riflessione sulle cose in comune tra medici e insegnanti – sono entrambe professioni d’aiuto che vivono un tempo molto difficile sotto il profilo dell’autorevolezza sociale, che talvolta subiscono anche aggressività, che sono alla ricerca di un orientamento, di un ruolo in un mondo che cambia velocemente – sono state proposte nelle conclusioni dal vicepresidente dell’OMCeO veneziano Maurizio Scassola.
«Lo studio della professoressa Serena – ha sottolineato – è un esempio clamoroso di quello che dobbiamo fare insieme. Se un’idea di rete ha senso, ha senso perché almeno cerchiamo di capire insieme il fenomeno. Come Ordine e Ars Medica dobbiamo lasciarci con l’idea di continuare il percorso nella prospettiva di una rete concreta che analizza, che ricerca e che forma le persone». Un impegno serio per il futuro, dunque: per intercettare un fenomeno prima che esploda, a partire dai sintomi, prima che si trasformi in una patologia difficile da affrontare.

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Venezia

Segreteria OMCeO Ve
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